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domenica 24 novembre 2013

Climatologo

Climatologo (studio del clima)
A differenza della meteorologia (foto sotto un famoso meteorologo italiano su una TV privata), che studia il tempo atmosferico considerando brevi periodi , la climatologia studia i differenti sistemi climatici che si sono succeduti dal passato più remoto.
Il suo ambito di intervento privilegiato è la periodicità con cui i differenti climi si sono manifestati nel corso dei millenni, in relazione alle condizioni atmosferiche.
La climatologia pertanto è la scienza che si occupa dello studio del clima ovvero, scientificamente parlando, delle condizioni medie del clima durante un certo periodo di tempo.
Si tratta di una scienza multidisciplinare che coinvolge altre branche delle Scienze della Terra e non solo: in essa convergono infatti discipline come l’astrofisica, la chimica, l’ecologia, la geologia, la geofisica, la glaciologia, l’idrologia, l’oceanografia e la vulcanologia.
La professione del climatologo attualmente non è riconosciuta dallo Stato italiano, malgrado ricopra un ruolo importante ed anche molto attuale nel campo dell’industria agricola.
 

Meterologo (previsioni del tempo)

martedì 2 luglio 2013

Lago Aral il più grande disastro ambientale causato dall'uomo!

Ecco com'era e com'è ora il Lago Aral
L'Aral (in russo Aralskoje More, Аральскοе мοре; in kazako Арал Теңізі) è un lago salato di origine oceanica, situato alla frontiera tra l'Uzbekistan (nel territorio della repubblica autonoma del Karakalpakstan) e il Kazakistan. È talvolta chiamato erroneamente mare d'Aral, poiché possiede due immissari (Amu Darya e Syr Darya), ma non ha emissari che lo colleghino all'oceano risultando dunque un bacino endoreico.
Il nome deriva dal chirghiso "Aral Denghiz", che significa "mare delle isole", a causa delle numerose isole che erano presenti nei pressi della costa orientale.
Il lago d'Aral è vittima di uno dei più gravi disastri ambientali provocati dall'uomo[1]. L'evento è stato tra l'altro definito dal politico statunitense Al Gore, nel suo libro "Earth in the balance", come il più grave nella storia dell'umanità.
Originariamente, infatti, il lago era ampio all'incirca 68.000 km², ma dal 1960 il volume e la sua superficie sono diminuiti: nel 2007 il lago era ridotto al 10% della dimensione originaria[2]. A causa della sua posizione geografica (si trova al centro dell'arido bassopiano turanico) è soggetto a una forte evaporazione che non è più compensata dalle acque degli immissari, sfruttati dai consorzi agricoli.
La prospera industria della pesca basata sul lago è stata dismessa, provocando disoccupazione e difficoltà economiche. Al giorno d'oggi la regione è fortemente inquinata, con gravi ripercussioni sulla salute pubblica. Il ritiro del lago ha causato anche il cambiamento del clima locale (microclima), con estati diventate più calde e secche mentre gli inverni sono diventati più freddi e più lunghi.[3]
Il lago ha sempre mostrato importanti variazioni nel suo livello in tempi storici, ma con periodi del tutto non compatibili con quelli del ciclo di Brückner, ovvero 35 anni. È da considerarsi errata l'idea che in tempi storici il lago sia scomparso e riapparso più volte: le variazioni di cui si ha certezza sono quelle che lo hanno visto diminuire fino all'anno 1880; da quel momento fino al 1908 si era osservato un innalzamento della superficie di circa 3 metri, nonostante fossero già stati avviati, seppur in piccola scala, i lavori di deviazione dei due immissari.
Tratto da wikipedia.

venerdì 28 giugno 2013

DUE CENTRALI ITALIANE TRA LE TOP 30 PIU’ INQUINANTI D’EUROPA

29 giugno: Giornata Mondiale contro il Carbone #endcoal
WWF:  DUE CENTRALI ITALIANE TRA LE TOP 30
PIU’ INQUINANTI D’EUROPA
Anche il WWF partecipa alla mobilitazione mondiale contro la fonte di energia più sporca che ci sia. E rilancia la raccolta firme contro i combustibili fossili e per le rinnovabili su www.wwf.it/riprenditilenergia
Il video WWF della campagna ‘No al carbone, si al futuro’ è QUI

Il WWF aderisce alla mobilitazione per porre fine all’era del carbone, indetta in tutto il mondo per sabato 29 giugno, lanciando l’allarme per l’aumento dell’uso del carbone in Italia, nonostante la manifesta pericolosità di questo combustibile per il clima, la salute e l’ambiente. E con l’occasione rilancia la grande raccolta firme contro i combustibili fossili e per le rinnovabili organizzata dal WWF a livello internazionale, in Italia su www.wwf.it/riprenditilenergia.
Attualmente, le centrali a carbone in Italia sono 13, non tutte sono altamente inquinanti.

Il Presidente Obama ha appena diffuso un piano che, imponendo limiti proprio alle vecchie e nuove centrali, mette di fatto fuori gioco l’uso del carbone sia negli USA che all’estero. La Banca Mondiale, dopo aver posto l’allarme per il cambiamento climatico e la riduzione delle emissioni tra i pilastri della propria azione,  si appresta a emanare linee guida per limitare “i prestiti per la costruzione di nuove centrali a carbone solo in quei rari casi in cui non ci sono alternative. Verrà fatto ogni sforzo per minimizzare i costi ambientali e finanziari delle fonti energetiche”. Da parte sua, Maria van der Hoeven, segretaria generale della International Energy Agency, dopo l’allarmante rapporto della sua agenzia sul rischio di un aumento esponenziale delle emissioni e della temperatura media globale, ha dichiarato (per la prima volta con chiarezza inequivoca) che “il nemico è il carbone”.

In un contesto internazionale che va quindi verso una forte restrizione all’uso del carbone, in Italia, non contenti di ospitare due degli impianti a carbone più inquinanti d’Europa (nella top 30 ci sono infatti Brindisi sud al 9° posto e Civitavecchia al 14°, entrambi di proprietà Enel che, insieme, emettono quasi 23 milioni di tonnellate di CO2 all’anno) si sta pianificando di convertire a carbone la Centrale di Porto Tolle nel Parco del Delta del Po, aprirne una nuova a Saline Joniche e ampliare quella di Vado Ligure.

Secondo il dossier WWF ‘Il carbone in Italia’ pubblicato nell’ambito della campagna ‘No al carbone SI al futuro’, attualmente in Italia sono in funzione 13 centrali a carbone, assai diverse per potenza installata e anche per la tecnologia impiegata. Questi impianti nel 2010 hanno prodotto circa 39.734 GWh, contribuendo all'11,6% del fabbisogno elettrico complessivo. A fronte di questi dati, apparentemente abbastanza modesti, gli impianti a carbone hanno prodotto circa 35 milioni di tonnellate di CO2 corrispondenti a oltre il 30% di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale.

Inoltre, i dati mostrano un preoccupante aumento dell’uso del carbone (salito al 18,5% nel 2012), segno che il Piano di decarbonizzazione approvato dal CIPE solo due mesi fa è già lettera morta, e che il Governo non ha avuto ancora la capacità di fornire regole e indirizzi a questo proposito. Senza dimenticare la Strategia Energetica Nazionale, redatta dal governo Monti nata già vecchia, perché non punta concretamente sulle rinnovabili e afferma una riduzione della quota di carbone nel mix energetico smentita dai fatti; da parte sua, gli uffici e le commissioni tecniche competenti del Ministero dell’Ambiente rilasciano con disinvoltura pareri di valutazione di impatto ambientali positivi che consentono di costruire nuove centrali a carbone (Saline Joniche), riconvertirle (Porto Tolle) o ampliarle (Vado Ligure), in contrasto con gli obiettivi comunitari e con le strategie di sostenibilità economica, sociale e ambientale che dovrebbero essere proprie di un Paese europeo avanzato.

“Il WWF chiede che si accantonino con decisione i progetti di nuove centrali a carbone, delle quali non c’è alcun bisogno in un sistema elettrico che vede le centrali tradizionali già sovrabbondanti, con una capacità addirittura doppia rispetto al massimo picco di domanda mai raggiunto. Anzi, vanno chiuse anche le centrali a carbone esistenti, a cominciare dalle più inquinanti per il clima e la salute. La politica deve scegliere: o favorisce gli interessi di pochi, o pensa al futuro di tutti in modo strategico, puntando sull’energia rinnovabile e sull’economia decarbonizzata”, ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “Il mondo si mobilita contro il carbone. La rivoluzione rinnovabile sta succedendo qui e ora, la popolazione mondiale lo sa e alza la voce per chiedere ai governi di tutto il mondo di mandare in pensione la fonte di energia più pericolosa per il clima e la salute e puntare su fonti rinnovabili, reti intelligenti ed efficienza energetica”.

Il WWF in tutto il mondo ha lanciato da pochi giorni una petizione globale che chiede proprio di finanziare il futuro delle energie rinnovabili e non il passato delle energie fossili, sul sito www.wwf.it/riprenditilenergia. Oggi possiamo salvare il clima e conquistare un futuro di benessere per noi e i nostri figli. Bruciare i combustibili fossili per procurarsi energia e calore ha portato la concentrazione di CO2 in atmosfera ai livelli di 3 milioni di anni fa. Dobbiamo riconquistare l'energia, puntare sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica. Occorre investire le risorse pubbliche e private nel nostro futuro. E invece i nostri soldi continuano a finanziare il passato fossile. L’Italia, se seguisse la linea di coloro che hanno il compito di tutelare i consumatori e invece tutelano, nei fatti, i combustibili fossili, diventerebbe sicuramente maglia nera della campagna mondiale del WWF.


DOSSIER WWF ‘CARBONE IN ITALIA, UN RITORNO AL PASSATO INUTILE E PERICOLOSO’ http://stopcarbone.wwf.it/cosa-facciamo-noi/report-carbone-italia.html

Video WWF della campagna ‘No al carbone, si al futuro’ http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=O5cPdax-50Y


Roma, 28   giugno 2013
Ufficio stampa WWF Italia – tel. 06-84497213 , 349 0514472

venerdì 7 giugno 2013

Che cosa sta causando il cambiamento climatico?

I cambiamenti che il nostro pianeta ha subito nel corso della sua storia sono il risultato di fattori naturali come piccoli cambiamenti nel percorso della Terra intorno al Sole, l'attività vulcanica e fluttuazioni all'interno del sistema climatico. Tuttavia, gli esseri umani stanno avendo una crescente influenza sul nostro clima bruciando combustibili fossili, riducendo le foreste pluviali e dell'allevamento del bestiame.

L'effetto serra

Poiché l'energia del sole riscalda la Terra, il nostro pianeta irradia una parte di questo calore indietro verso lo spazio. Alcuni gas in atto nell'atmosfera come il vetro in una serra, consentendo l'energia del sole in, ma impedendo la fuoriuscita di calore.
Alcuni gas a effetto serra, come il vapore acqueo - il più abbondante gas serra - sono naturalmente presenti in atmosfera, senza di loro, la temperatura media della Terra sarebbe un freddo insopportabile -18 º C invece dei 15 ° C che è oggi.
Tuttavia, le attività umane stanno rilasciando immense quantità supplementari di gas serra in atmosfera, aumentando l'effetto serra e il riscaldamento del clima.

Un argomento scottante

Che cosa sta causando il cambiamento climatico?
Il gas serra più comunemente prodotta dalle nostre attività è l'anidride carbonica (CO 2 ). E 'responsabile di circa il 63% di origine antropica del riscaldamento globale. Una delle principali fonti di CO 2nell'atmosfera è la combustione di combustibili fossili - carbone, petrolio e gas.
Nel corso degli ultimi due secoli, le nostre società hanno bruciato crescente quantità di combustibili fossili per macchine di potenza, producono energia elettrica, il riscaldamento degli edifici e trasporto persone e merci. Dalla rivoluzione industriale la concentrazione di CO 2 nell'atmosfera è aumentata di circa il 41%, e continua a salire.

Deforestazione - un doppio colpo per il clima

Gli alberi aiutano a regolare il clima prendendo la CO 2 dall'atmosfera, e di immense quantità di carbonio sono memorizzati nelle foreste di tutto il mondo. Quando le foreste vengono abbattute, il carbonio immagazzinato negli alberi viene rilasciato in atmosfera di CO 2 , aggiungendo l'effetto serra. Per di più, quando una foresta viene distrutta, non può più assorbire CO 2 dall'atmosfera.

Altri gas serra

Altri gas serra sono emessi in quantità inferiori rispetto di CO 2 . Tuttavia, tutti trattengono il calore molto più efficacemente di CO 2 non, in alcuni casi, di un fattore di migliaia di volte, che li rende anche potenti contribuenti al riscaldamento globale.
Oltre al CO 2 , cinque altri gas sono controllati dal Protocollo di Kyoto , il trattato internazionale che definisce le limitazioni sulle emissioni di gas a effetto serra provenienti dai paesi sviluppati. Questi gas sono:
  • Metano. Il gas serra più comune dopo il CO 2 , il metano è responsabile di circa il 19% del riscaldamento globale di origine antropica. Una ragione di emissioni di metano in aumento è l'espansione di allevamento a causa del crescente consumo di carne e latticini. I batteri che aiutano a bovini e ovini digeriscono il cibo produce gas metano, che gli animali rutto di nuovo nell'atmosfera.
  • Protossido di azoto. Fonti di emissione includono fertilizzanti azotati, la combustione di combustibili fossili, e alcuni processi industriali, compresa la produzione di nylon. Il protossido d'azoto è responsabile di circa il 6% di origine antropica del riscaldamento globale.
  • Gas fluorurati. alcuni gas industriali che sono stati trovati per esaurire protettivo della Terra strato di ozono rappresenta circa il 12% del riscaldamento globale. Sono in fase di esaurimento, ma in alcuni casi essi vengono sostituiti dai cosiddetti gas fluorurati che può essere ancora più potente gas serra. Tre famiglie di gas fluoruratisono controllati dal Protocollo di Kyoto: idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo. Essi sono utilizzati in una varietà di applicazioni industriali.

Tradotto dal sito Climate Action

mercoledì 22 maggio 2013

Il mutamento del clima l'avete mai chiesto ad un esperto?


Gianluca Lentini è un geofisico italiano che si occupa di climatologia, di cambiamento climatico e di strategie di adattamento, nonché di divulgazione scientifica. E' nato a Bollate nel 1977 e ha un curriculum di tutto rispetto, in particolare nel campo della climatologia storica. Ad oggi è in ERSAF, Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste della Lombardia.

 


Prima parte intervista

D: Abbiamo già parlato di cambiamenti climatici, di stoccaggio della CO2 e di vari problemi sulle emissioni di gas clima-alteranti. Ma non abbiamo mai intervistato un esperto che possa chiarire in maniera scientifica ed inequivocabile perché il clima è cambiato. La prima cosa risulta domandarsi cosa sia un cambiamento climatico. E' più giusto parlare di cambiamenti climatici o surriscaldamento della Terra?

R: Il cambiamento climatico si definisce come una variazione sistematica delle grandezze statistiche di variabili meteorologiche come la temperatura e le precipitazioni, calcolata su un intervallo di tempo almeno trentennale: ossia, c’è cambiamento climatico se, nell’arco di trent’anni, si osserva un cambiamento delle medie o degli estremi delle temperature e delle piogge. Considerato che ciò che si osservato è un aumento generalizzato delle temperature, su tutte le terre emerse e tutti gli oceani, il cambiamento climatico attuale va sotto il nome di riscaldamento globale.


 D: Nella storia del nostro pianeta i cambiamenti climatici sono sempre esistiti e ci saranno, fa parte dell'evoluzione di un pianeta. Perché quello di questo periodo storico è diverso? Quali prove scientifiche abbiamo per "puntare il dito" contro l'essere umano e le sue attività speculative e poco o per niente sostenibili?

R: Un conto è la variabilità naturale del clima, connessa a processi esterni alla Terra come i cicli solari e quelli orbitali, o interni alla Terra come la tettonica a zolle e l’evoluzione della vita: questi processi sono incredibilmente lunghi, con scale di tempi di almeno qualche centinaio di migliaia di anni. Il cambiamento attuale è molto veloce, su scale di tempi secolari o decennali, ed è perfettamente correlabile alle emissioni di gas clima-alteranti dalla Rivoluzione Industriale in poi, il cui aumento è indiscutibile e indiscutibilmente antropogenico. 

D: Spiega meglio cosa vuol dire "cambiamento rapido", magari aiutaci con qualche confronto del passato.

R: L’Italia nel Mesozoico era un arcipelago tropicale: verissimo. E l’intero pianeta era molto caldo. Ma la Terra era un pianeta completamente diverso, con un’orbita e una configurazione continentale del tutto diversa. Ere geologiche hanno poi portato alla situazione odierna. Il Medioevo ha avuto qualche secolo caldo, legato ad un’alta attività del sole e a una scarsa attività dei vulcani. Ora è l’opposto: il sole vede una diminuzione della sua attività, con un minimo nel 2009, ma le temperature aumentano comunque, in pochi decenni.

D: Nel mondo quali sono gli esempi più eclatanti di questo cambiamento "rapido"?

R: Ce ne sono moltissimi. Innanzitutto tutte le terre emerse, la superficie degli oceani, la troposfera e la bassa stratosfera stanno mostrando un riscaldamento. Questo riscaldamento è alla base di stagioni degli uragani più lunghe e più violente, del rafforzamento di fenomeni come El Niño (inondazioni estreme e estrema siccità ai due lati del Pacifico), della ridistribuzione degli eventi estremi di precipitazione.

D: Esistono anche in Italia prove tangibili del cambiamento climatico?

R: Certo. E’ sufficiente consultare il sito www.isac.cnr.it/climstor, dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Bologna, per avere dati affidabili e aggiornati sulla climatologia italiana, sulla base di serie storiche di temperatura e precipitazioni, alcune delle quali sono lunghe quasi tre secoli. In Italia la variabilità e il cambiamento del clima sono studiati approfonditamente, e i dati sono moltissimi e incontrovertibili.

D: L'acqua sembra essere il bersaglio preferito dai cambiamenti climatici. Quali zone del pianeta ne soffriranno maggiormente?

R: L’acqua dà un’idea accuratissima del cambiamento climatico, essendo di fatto la materia più scambiata all’interno del sistema terrestre. Il ciclo dell’acqua, compresa la parte solida (calotte glaciali, ghiacciai, permafrost) sta cambiando in ragione dell’innalzamento delle temperature: le zone che ne soffriranno maggiormente, o meglio, che dovrebbero adattarsi ai cambiamenti già in atto sono, naturalmente, quelle di montagna e quelle costiere.

D: Esistono una serie di scienziati che studiano il clima e fanno tutti riferimenti all'IPCC ci vuoi spiegare che organo è e perché si fa riferimento ad esso?

R: Il Pannello Intergovernativo sul Cambiamento Climatico è un organismo istituito da due enti dell’ONU, l’Unione Meteorologica Mondiale (WMO) e il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP). Include migliaia di scienziati che, su base volontaria, condividono le proprie ricerche sul cambiamento climatico e ambientale, e preparano report su come adattarsi al cambiamento e come mitigarlo. L’IPCC, come istituzione, è la punta di diamante mondiale sul cambiamento climatico, e ha ricevuto il Nobel per la Pace nel 2007.

D: La comunità scientifica sembra, almeno per quanto viene presentato dai media, "divisa" sulla motivazione dei cambiamenti climatici. Ci puoi dare una delucidazione semplificata a riguardo?

R: La comunità scientifica non è divisa sul cambiamento climatico, né sulla sua attribuzione. Viene valutato che il 97% dei ricercatori impegnati in analisi climatiche concordi sull’attribuzione antropica del cambiamento climatico, mentre nessuno dubita del riscaldamento globale in sé. Il problema è sempre di come si presenta la questione: conosciamo tutto sul cambiamento climatico? Naturalmente no, ed è giusto sottolineare quanto è ancora nell’incertezza. La comunità scientifica è divisa? No, quella che si occupa di cambiamento climatico non lo è affatto. Alcune voci ‘contrarie’ arrivano da non esperti.

D: In conclusione il famoso Climate Change è causato dall'uomo come la goccia che fa traboccare il vaso? Oppure l'attività umana è molto più incisiva?

R: Il clima è la cassa di risonanza dei cambiamenti del sistema Terra, e reagisce alle forzanti più importanti del momento: in passato erano il sole, i cicli dell’orbita, l’evoluzione della vita che produce ossigeno. In questo momento la forzante principale è l’attività industriale e tecnologica della specie umana.
 
Tratta dall'intervista su genitronsviluppo.com