Social Icons





Visualizzazione post con etichetta platano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta platano. Mostra tutti i post

venerdì 25 ottobre 2013

IL PLATANO DI VIGORSO


Per le misure di questo albero, il Platano del Podere La Bolognina, in comune di Castenaso, dobbiamo accontentarci di quelle da me rilevate intorno al 1987. Era uscito da circa un anno il mio “Emilia Romagna, ottanta alberi da salvare” e (non ricordo chi me lo segnalò, probabilmente l’Ispettorato Forestale di Bologna), questo platano fu il mio primo dispiacere, cioè il primo grande albero conosciuto dopo la pubblicazione, e perciò assente nel mio libro. Ricordo che rilevai una misura di m. 5,70, sicuramente di grande rilievo. Ciò che tuttavia mi colpì fu l’enorme estensione della chioma, che raggiungeva ben 35 metri di diametro.
Passavano tre anni, e rivedevo lo stesso platano nel 2° volume di “Alberi Monumentali d’Italia”, selezionato dal curatore dr. Bortolotti e inserito, con merito, fra i 300 alberi più significativi del nostro Paese. La misura della circonferenza si identificava con la mia, segno che era stata rilevata più o meno nello stesso periodo. Lucio Bortolotti, in uno scarno testo, ci fa sapere che probabilmente il platano è un relitto del parco di una antica villa del XVII secolo della quale non restano tracce.
Il tentativo mio e di Diego de Simone di aggiornare le misure è andato a vuoto. Oggi il grandioso platano è al chiuso del recinto di una proprietà privata. Ci ha colpito, sul cancello, il cartello di "Attenti al cane” scritto in inglese. Comunque, il cane che da qualche parte della casa faceva sentire la sua voce più per adempiere a una clausola del contratto col padrone che per convinzione personale, abbaiava rigorosamente in italiano.
L’albero può essere agevolmente guardato, fotografato, ma non misurato. I nostri tentativi di accesso non hanno avuto buon esito. Una stima a occhio porterebbe ad attribuirgli 6 metri di circonferenza. La chioma, quella sì, continua ad essere la parte più spettacolare del Platano.


Valido Capodarca

martedì 15 ottobre 2013

UN GIGANTE FRA I BAMBINI

Clicca per ingrandire
“E’ il nostro albero più bello- proclama, con una punta di orgoglio un anziano pensionato pigramente seduto davanti a un bar alla periferia di Urbino - Quando è in piena fase vegetativa, allorché ci si avvicina a Urbino provenendo dalle vallate circostanti, si ha l’impressione non di vedere una pianta, ma un intero bosco”.
“La parte nascosta della pianta, poi – gli fa eco un coetaneo – dev’essere ancora più impressionante di quello che si vede: una volta stavo effettuando dei lavori all’impianto fognario del paese, a una sessantina di metri di distanza, quando ho rinvenuto le condutture ostruite da un fascio di radici. Poiché l’albero più vicino è proprio il Platano, quelle radici non potevano che essere la sue”.
Il protagonista delle prodezze raccontate è lo stupendo Platano che impone la sua ingombrante, ma graditissima, presenza all’interno del non ampio cortile dell’attuale scuola materna Lorenzo Valerio, in via Valerio, nel pieno centro di Urbino.
In effetti, la pianta è visibilissima, anche da molto lontano. Chi, dalle colline circostanti, osservi Urbino, viene subito attratto dalla grande massa verde che sporge e sovrasta i tetti della città.
Le dimensioni sono: m. 4,85 la circonferenza del fusto, 30 metri l’altezza e 33 il diametro della chioma. Quest’ultimo dato pone il Platano al primo posto fra tutti gli alberi della provincia di Pesaro e Urbino e al quarto nelle Marche. Questo, dopo che la pianta è stata appena sottoposta ad accurata potatura da parte dell’Ufficio Tecnico del Comune. Merita un sincero plauso la squadra di giardinieri che ha effettuato i lavori, eseguiti a regola d’arte e con estrema attenzione alla salvaguardia della salute e dell’estetica della bellissima pianta.
Si sa per certo che esso venne piantato nel Diciottesimo Secolo, in occasione dell’ascesa al soglio pontificio dell’urbinate Clemente XI.



Valido Capodarca

giovedì 3 ottobre 2013

IL PINO DI NAPOLEONE

Clicca per ingrandire
Il primatista assoluto, nel nostro Paese, in quanto ad alberi dedicati al proprio nome, è certamente San Francesco. Fra Centro e Nord Italia sono almeno una decina gli alberi che lo ricordano. A contendersi la seconda posizione sarebbero – almeno sulla base delle mie conoscenze – due personaggi altrettanto famosi: Garibaldi (con il pino di Caprera, una sughera a Scarlino e i Platani di Velletri, visti ieri) e Napoleone, che vanta un platano dalle parti di Asti, un Tiglio a Tarvisio e un Pino a Viterbo. Si tratta di un Pino domestico che, a oltre due secoli dal passaggio delle truppe napoleoniche, esiste e resiste ancora, gagliardo e imponente in mezzo ai palazzi di Viterbo. Da quanto si sa, il Pino, insieme ad alcuni cipressi, fu piantato lungo la via Cassia nord, cioè la via principale che da Montefiascone conduceva diritta verso le mura civiche della città, sull’attuale Porta Fiorentina. Sembra che la circostanza celebrata con la messa a dimora di questi alberi sia legata all’avvento della Repubblica Romana e alla destituzione del pontefice sulla fine del XVIII secolo, proprio in onore di Napoleone o di suo fratello, che passavano per Viterbo per recarsi a Roma. Una ricerca su Internet svela che in Viterbo nel 1798 fu impiantato “l’albero della libertà” (la liberazione dello Stato Pontificio da parte delle truppe di Napoleone).

Valido Capodarca

mercoledì 2 ottobre 2013

I PLATANI DI GARIBALDI

La tradizione di Velletri con i platani va indietro nel tempo di quasi due millenni. Era proprio qui, nella villa di Caligola, che si trovava il grande platano raccontato da Plinio. Oggi la tradizione viene perpetuata da quattro grandi platani che si trovano in Piazza Garibaldi. Il più grande, visibile nella foto, sfiora i sei metri di circonferenza di tronco.
Clicca per ingrandire
Nel 1848, durante la Repubblica Romana, Giuseppe Garibaldi affrontò Ferdinando II di Borbone in una battaglia campale presso Velletri, ottenendo una clamorosa vittoria. Secondo una versione dei fatti, in tale occasione sarebbero stati piantati i quattro platani a ricordo. In seguito Garibaldi, rimasto affezionato a Velletri, scriverà alcune parole dedicate alla battaglia, ora scolpite su una parete del cascinale su via Ariana, che ospitò il quartiere generale garibaldino:
«Qui ebbero stanza alcuni italiani
insofferenti di tirannide
e di menzogne sacerdotali.
Possano le generazioni che seguono
emanciparsi da tali brutture”.
Secondo un’altra versione, i platani sarebbero stati già esistenti al momento della battaglia e i combattenti al seguito di Garibaldi si sarebbero serviti di loro per osservare dall’alto l’eventuale arrivo di rinforzi da parte del re al papa. Una rarissima foto d’archivio del 1849 (fornita da Anna Morsa) mostra l’arrivo di Garibaldi l’anno dopo sulla piazza a festeggiare l’anniversario della vittoria: nella foto si vedono alcuni platani e sono già grandi. Il dubbio è, pertanto: sono gli stessi oggi presenti che, perciò, avrebbero ben più dei 165 anni che oggi vengono loro attribuiti, o sono altri platani oggi scomparsi?


Valido Capodarca