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venerdì 13 dicembre 2013

Sviluppo Sostenibile in Montagna

I nostri figli avranno la possibilità di vivere la montagna? Gli stiamo forse rubando il futuro dalle mani?

Le montagne forniscono informazioni sul cambiamento globale attraverso fenomeni come la modificazione della biodiversità, il ritiro dei ghiacciai montani e i cambiamenti nel bilancio idrologico stagionale, che possono avere conseguenze sulle maggiori fonti di acqua dolce del mondo. L’iniziativa sottolinea la necessità di intraprendere azioni per minimizzare gli effetti negativi di questi fenomeni. Lo sviluppo sostenibile delle montagne è una componente chiave per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio in molte regioni del mondo

Sviluppo Sostenibile in Montagna (UN, A/Res/62/196, 2008) - Assemblea Generale dell’ONU nella 78° sessione plenaria

lunedì 9 dicembre 2013

V Rapporto sul Clima IPCC: l’uomo responsabile al 95% del cambiamento climatico

Nel corso dell’ultimo summit del Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici (IPCC ) di  Stoccolma, è stato presentato l’ultimo rapporto di valutazione sul clima. Si tratta del contributo alla quinta valutazione IPCC  (AR5) del Gruppo di Lavoro I che valuta i principi fisici di base dei cambiamenti climatici, le osservazioni e le proiezioni climatiche. Il rapporto è composto da una Sintesi per i Decisori Politici (Summary for Policymakers), una Sintesi Tecnica (Technical Summary), 14 capitoli, alcuni allegati (Annexes) e altro materiale di supporto. Il WGI AR5 comprende dei capitoli dedicati alle variazioni del livello del mare, al ciclo del carbonio, ad alcuni fenomeni climatici e alla loro influenza futura sui cambiamenti climatici a livello regionale. Nel rapporto c’è una valutazione della scienza delle nuvole e degli aerosol e vi sono approfondite proiezioni climatiche sia a breve che a lungo termine. Un elemento di novità è l'Atlante delle Proiezioni Climatiche Globali e Regionali ( Annex I) che migliora l'accessibilità per utenti e stakeholder. Secondo quanto riportato nel rapporto vengono confermate le tendenze attuali: aumento della temperatura dell’atmosfera e degli oceani, incremento del livello del mare e diminuzione dell’estensione del volume del ghiaccio terrestre. Sembrerebbe che molti di questi fenomeni non abbiano precedenti su un arco di tempo che va dalle decine di anni ai millenni. Per quanto riguarda le temperature atmosferiche ad esempio il primo decennio del 21° secolo è stato il più caldo dal 1850. Secondo il rapporto, dall’inizio del 20° secolo la temperatura media del pianeta è cresciuta di 0.89 °C, mentre il livello del mare è cresciuto in media di 19 cm. L’elemento principale del rapporto è l’anidride carbonica (CO2), maggiore responsabile del cambiamento in atto tra i gas serra. La concentrazione di biossido di carbonio nell’atmosfera è cresciuta di più del 20% rispetto al 1958 e di circa il 40% dal 1750. L’attività antropica rappresenta una causa fondamentale di questi fenomeni, l’uso dei combustibili fossili e la deforestazione ad esempio risultano aver causato più della metà dell’aumento di temperatura osservato. Il rapporto ritiene “estremamente probabile”, con un indice del 95%, che attività imputabili all’uomo, vale a dire emissioni di gas-serra, aerosol e cambi di uso del suolo, siano le cause principali del riscaldamento globale osservato dal 1950. Si tratta di una considerazione che va sempre più consolidandosi nel rapporto, considerato che la probabilità stimata secondo l’ultima edizione del 2007 era del 90% e secondo la precedente del 2001 del 66%. Secondo l’IPCC le proiezioni per il futuro, basate su modelli matematici, indicano un’ulteriore crescita della temperatura. Il ruolo dell'IPCC è quello di fornire ai governi una valutazione completa e più aggiornata possibile delle conoscenze scientifiche, tecniche, socio-economiche sui temi legati ai cambiamenti climatici. Le proiezioni sui cambiamenti climatici prese in esame si basano su una serie di specifici scenari. Da questa valutazione, i decisori politici ricavano le informazioni sulle potenziali conseguenze dei cambiamenti climatici, conseguenze che dipendono dallo scenario considerato.

domenica 24 novembre 2013

INFORMAZIONI SU METODI ALTERNATIVI ALLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE


di Stefano Cagno
Dirigente Medico Ospedaliero
Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate (MB)

Molto spesso mi viene chiesto come posso sperimentare una nuova sostanza prima di somministrarla agli esseri umani, se non voglio ricorrere alla sperimentazione animale e quindi quali alternative esistono.

Prima di parlare dei metodi sostitutivi/alternativi, bisognerebbe fare qualche premessa. 
È scientifico solo ciò che è dimostrato tale. Un metodo scientifico è tale se è riproducibile ossia se eseguito in qualsiasi luogo, in qualsiasi tempo e da qualsiasi sperimentatore, da un risultato sempre identico. Si chiede ai metodi sostitutivi la sperimentazione animale di essere validati, ossia di dimostrare che i risultati che si ottengono sono predittivi di quanto poi accadrà nella nostra specie. Peccato che nessun modello animale sia mai stato validato ed anzi, quasi sempre, i risultati ottenuti con i metodi sostitutivi vengono paragonati a quelli ottenuti con la sperimentazione animale. Si cerca quindi di validare alcuni metodi (sostitutivi) usando come paragone altri metodi mai validati (modelli animali). Alcuni ricercatori affermano che la storia ha validato i modelli animali: ma quale storia, quella del 2012 o dell’ottocento?  Prima di parlare di validazione dei metodi sostitutivi bisognerebbe validare i modelli animali, se ciò non è possibile significa che noi prendiamo in giro l’opinione pubblica convincendola, solo con le chiacchiere, che quanto facciamo prima di sperimentare sulla nostra specie è valido, ma in realtà le vere cavie diventano gli essere umani.

Inoltre è inutile criticare i metodi sostitutivi, se quasi la totalità dei finanziamenti finisce nella sperimentazione animale. Se poi facciamo il possibile per non applicare i metodi sostitutivi, nessun finanziatore privato investirà soldi in questo campo se saprà che poi non potrà brevettare e vendere il metodo.
Infine una osservazione. Se chi sperimenta sugli animali fosse sicuro dei propri metodi dovrebbe essere il primo a chiedere la validazione, perché, se ci riuscisse, metterebbe a tacere definitivamente gli antivivisezionisti scientifici. 
Detto questo vediamo qualche dato sulla affidabilità e la sicurezza per la nostra specie che ci viene dalla sperimentazione animale.

Il 92% delle sostanze che superano la sperimentazione sugli animali non superano la sperimentazione umana (fonte FDA, ossia l’organismo statunitense di controllo sulla commercializzazione dei farmaci -Lester Crawford, FDA Commissioner, in The Scientist 6.8.04 "More compounds failing Phase I" / US Food and Drug Administration (2004) Innovation or Stagnation, Challenge and Opportunity on the Critical Path to New Medical Products). 
Il 51% dei farmaci commercializzati negli USA presenta gravi reazioni avverse che non si erano verificate nei test sugli animali (fonte Associazione dei Medici Statunitensi - Moore T.J., Psaty BM. e Furberg CD. Time to act on drug safety. JAMA, 279: 1571-1573, 1998 ).
100.000 cittadini statunitensi muoiono ogni anno per avere assunto farmaci che si suppone fossero innocui negli animali (idem - Lazarou J, Pomeranz BH, Corey PN.Incidence of adverse drug reactions in hospidalized patients. A meta-analysis of prospective studies. JAMA, 279: 1200-1205, 1998).

Quindi la sperimentazione animale fallisce nel 92% dei casi nel passaggio alla sperimentazione umane e nel 51% dell’8% rimanente dopo la commercializzazione, ossia su 100 sostanze sicure negli animali, 92 sono tossiche e/o inefficaci nella sperimentazione umane e altre 4 sono tossiche dopo la commercializzazione. Quindi su 100 sostanze sicure negli animali, almeno 96 si dimostrano tossiche e/o inefficaci nella nostra specie. Questi dati mi fanno affermare che la sperimentazione animale è una truffa perpetrata ai danni del consumatore. 
Alla luce di questi dati abolirei la sperimentazione animale anche in mancanza di alternative. 
In realtà le alternative esistono. Quanti sperimentano sugli animali affermano che le colture cellulari non possono sostituire gli animali perché su di esse non si può studiare la metabolizzazione e l’eliminazione delle sostanze/farmaci. Tuttavia preferisco ottenere risultati parziali, ma affidabili, perché riferiti a quanto succede in un solo organo ma umano (es. cellule di epatociti umani), piuttosto che avere risultato complessivi ma inaffidabili perché riferiti ad altre specie che metabolizzano ed eliminano le sostanze in maniera differente rispetto alla nostra. Curioso poi constatare che secondo chi sperimenta sugli animali le colture cellulari umane  non servirebbero, ma il 20% degli animali uccisi in Italia serve proprio per allestire colture cellulari che in questo caso uniscono il limite di fornire risultati parziali a quello che appartengono anche a specie differenti dalla nostra, ossia sono parziali ed anche inaffidabili.

Soprattutto però bisognerebbe sfruttare le nuove tecnologie come la farmacogenomica, la proteomica e i simulatori metabolici 

Esiste l’errata idea che un solo metodo alternativo debba sostituire un modello animale e su questo errato presupposto si basa tutta la propaganda di chi è favorevole ai test sugli animali. È infatti innegabile che l’unico modello che può sostituire un organismo nel suo complesso sembrerebbe essere un’altro organismo nel suo complesso. Ma se ci muoviamo su questa strada utilizzando gli animali, non usiamo un modello semplificato, ma uno complicato dal fatto che aggiungiamo centinaia e migliaia di variabili che differiscono da specie a specie. Con i roditori condividiamo il 95% del DNA, ma quel 5% di differenza significa almeno 1500 geni differenti che codificano per 1500 proteine differenti che saranno responsabili di 1500 caratteri fenotipici differenti. Un metodo di ricerca come quello del simulatore metabolico servirebbe, invece, ad unire risultati parziali ottenuti con materiale umano che non risentono delle influenze delle centinaia e migliaia di variabili presenti in tutte le altre specie. La somma dei risultati parziali, la loro analisi e la valutazione delle loro correlazioni possono fornire una previsione di gran lunga più affidabile dei modelli animali. È una questione di volontà, non di possibilità.

Dr. Stefano Cagno
Dirigente Medico Ospedaliero
Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate (MB)

Climatologo

Climatologo (studio del clima)
A differenza della meteorologia (foto sotto un famoso meteorologo italiano su una TV privata), che studia il tempo atmosferico considerando brevi periodi , la climatologia studia i differenti sistemi climatici che si sono succeduti dal passato più remoto.
Il suo ambito di intervento privilegiato è la periodicità con cui i differenti climi si sono manifestati nel corso dei millenni, in relazione alle condizioni atmosferiche.
La climatologia pertanto è la scienza che si occupa dello studio del clima ovvero, scientificamente parlando, delle condizioni medie del clima durante un certo periodo di tempo.
Si tratta di una scienza multidisciplinare che coinvolge altre branche delle Scienze della Terra e non solo: in essa convergono infatti discipline come l’astrofisica, la chimica, l’ecologia, la geologia, la geofisica, la glaciologia, l’idrologia, l’oceanografia e la vulcanologia.
La professione del climatologo attualmente non è riconosciuta dallo Stato italiano, malgrado ricopra un ruolo importante ed anche molto attuale nel campo dell’industria agricola.
 

Meterologo (previsioni del tempo)

domenica 17 novembre 2013

#CambiamoilMondo e #RiflettiamosullAmbiente


Altro video shock, con immagini forti che tuttavia dovremmo vedere per comprendere quanto la nostra disattenzione verso l'ambiente sta causando danni irreversibili verso il delicato ecosistema. Voglio parlare in questo articolo della plastica, che, se abbandonata nell'ambiente, può causare dei danni enormi, inquina terra, fiumi e oceani. Le “plastiche alogene” rilasciano sostanze chimiche nocive che possono penetrare in profondità è quindi necessario smaltirle nella raccolta differenziata permettendo alle plastiche di avere una nuova vita invece di inquinare l'ambiente.
Spesso vengono erroneamente ingerite dagli animali che le scambiano per cibarie colorate, come si può vedere in questo video. Riflettiamo e ricordiamoci che, tutti insieme, possiamo fare qualcosa! 
Suggeriamo l'uso di questi hangtag ogni qualvolta trovate un documentario sull'ambiente e lo volete condividere nei vari socialnetwork:
#CambiamoilMondo
#RiflettiamosullAmbiente

venerdì 15 novembre 2013

Piuttosto imbarazzante: disastro ecologico con colpevole nascosto?


E' una sentenza "imbarazzante" del 13 novembre 2013!
Nel 2012 una grossa petroliera chiamata prestige (un nome un programma!) si è spezzata in due (vedi immagine) davanti alla coste galiziane rovesciando in mare 67 mila tonnellate di petrolio.
Il 19 novembre del 2002, la Prestige, battente bandiera delle Bahamas, salpata da San Pietroburgo e diretta a Gibilterra, rimase, dopo sei giorni alla deriva, davanti a Finisterre, fu allontanata e naufragò al largo, rovesciando in mare 67.000 tonnellate di petrolio che inquinò 1.700 chilometri di litorale in Spagna, Portogallo e Francia.
RISULTATO:
I giudici hanno deciso di non condannare i tre accusati per il più grande disastro ambientale europeo, e il governo spagnolo non pagherà i danni.
Tutti e tre erano accusati di crimini contro l'ambiente, danni alle aree naturali protette!
La Spagna così facendo si è resa COMPLICE di un reato ambientale tra i più gravi mai accaduti in Europa a causa del petrolio!

domenica 10 novembre 2013

#CambiamentiClimatici causati dall'uomo ecco uno dei tanti disastri.


Noi vogliamo un mondo a colori!


lunedì 4 novembre 2013

Vestas Taranto, lettera lavoratore: perdita sarebbe gravissima | Regione-Territorio

L'eolico può fornire energia essenziale per il benessere SENZA INQUINARE
Siamo INDIGNATI per l'incredibile facilità con cui, presunte associazioni ambientaliste (o ritenute tali, forse pagate dalle multinazionali del petrolio o d'intorni?) siano succube dell'ignoranza e della superficialità con cui chiedono di eliminare l'eolico (più in generale le rinnovabili) dal territorio (vedi il nostro articolo).
La società danese Vestas, con sede a Taranto, proprio a causa delle continue manifestazioni contro l'energia pulita e l'eccesso di incertezza,  sta decidendo di ABBANDONARE l'Italia!
Diciamo a gran voce: E' UNA VERGOGNA!
Invitiamo a leggere la lettera commovente delle 120 famiglie coinvolte direttamente in questo RIDICOLO complotto contro le energie rinnovabili.


Vestas Taranto, lettera lavoratore: perdita sarebbe gravissima | Regione-Territorio:

'via Blog this'

domenica 3 novembre 2013

Riflessione sull'essere umano

Foto di Luca Parmitano
Riflettiamo sull'Ambiente queste immagini possono darci questo spunto!
Sul pianeta terra le persone pensano più ai soldi come scopo della vita ... mentre sono solo un mezzo per raggiungere uno scopo!
Gli esseri umani, sul pianeta dalle mille meraviglie, stanno distruggendo tutti gli ecosistemi!
Ancora oggi leggo di chi non crede nel Cambiamento Climatico ... mentre le prove sono certe, soprattutto nell'indicare l'unico vero colpevole!
Ancora oggi l'uomo sfrutta le terre agricole per coltivazioni intensive utilizzando fertilizzanti e pesticidi. In questo modo si pone le basi al depauperando del territorio dalle sostanze naturali (quelle che realmente fanno crescere le piante per darci un frutto sano e nutriente).
Ancora l'uomo commercia organi di persone usando altri esseri umani come carne da macello: dobbiamo riflettere!
L'essere umano non è il dominatore dell'universo, ma il custode del miracolo del cosmo: la VITA!

Ing. Mirko Paglia

sabato 2 novembre 2013

UN GIORNO DI GLORIA


Non so se la quercia della foto troverà posto nel libro in fase di approntamento da parte di Francesco Nasini sugli Alberi Monumentali dell’Umbria. I suoi parametri dimensionali ed estetici farebbero ipotizzare un posticino, con o senza foto, fra gli alberi di “serie B”. Considerando, tuttavia, che con i suoi m. 4,16 di circonferenza è la più grande quercia di un territorio molto esteso di una notevole cittadina di 40 mila abitanti, e che la sua biografia non manca di spunti di interesse, mi sembra giusto concederle un giorno di gloria, rendendola protagonista, per 24 ore, di una pagina di FB.
La quercia si trova sul bordo di una strada comunale a pochi chilometri da Spoleto, in una località nota con il nome di San Sabino o, ancora di più, come Crociferro.
Il fusto è incredibilmente tormentato da escrescenze e protuberanze, frutto di innumerevoli potature di polloni generatisi lungo il fusto stesso e successiva cicatrizzazione dei tagli.
Come ci informa il settantenne titolare della adiacente azienda agricola San Sabino, la pianta potrebbe avere una età di 150 anni circa. Egli, infatti, l’ha vista sempre presente, nell'arco della propria vita, anche se un po’ più piccola all'epoca della sua infanzia. D'altronde,a giustificare il cospicuo sviluppo della pianta basta la vicinanza del canale di scolo della stessa strada, che non le ha mai fatto mancare l’elemento idrico.
Sulla sommità del fusto appare il taglio recentissimo di alcuni rami. L’operazione, effettuata con le previste autorizzazione, si era resa necessaria in quanto gli stessi rami rendevano difficoltoso, per mancanza di visuale, l’ingresso in strada della macchine agricole della stessa azienda.
In una cavità del fusto, a poco meno di due metri da terra, desta curiosità la presenza di uno strano oggetto infisso in una cavità: un bastone avvolto di carta da sacchi bruciacchiata. Si è trattato di un insolito,ma efficace mezzo per debellare un alveare di api che si erano insediate nella stessa cavità e che potevano costituire un serio pericolo per gli operatori dell’azienda.
Quercia di San Sabino, anche se non sei un capolavoro di bellezza, goditi questo giorno di gloria tutto tuo!


Valido Capodarca

venerdì 1 novembre 2013

Pini o Cipressi?


Dopo aver letto il post di Francesco Nasini sui due splendidi cipressi (il maggiore ha una circonferenza di 3,78 metri) che fanno da sentinella davanti al ristorante “I due pini”, a Spoleto, e nell'attesa che tutti possiamo rivedere gli stessi alberi con la loro storia sul libro in approntamento, voglio raccontarvi una storiella che mi è capitata e che ha avuto protagonisti proprio i due alberi.
Primavera 1980. Da poco promosso capitano, il mio Comando mi manda a Spoleto a prendere i primi contatti con una ditta meccanica che si è appena aggiudicata un contratto di riparazione per automezzi dell’Esercito. Nel corso degli opportuni accordi telefonici, il capo officina mi illustra la strada che devo percorrere per raggiungere la sede della ditta. Uno dei riferimenti è il ristorante “I due pini”, dal quale poi la ditta verrà facilmente raggiunta.
“Non può sbagliare – mi spiega il mio interlocutore – perché davanti ci sono due pini enormi che non potrà non vedere”.
Giunto in loco, pongo attenzione all'avvistamento dei due pini ma… di essi nessuna traccia. Avanti…indietro… Al terzo o quarto tentativo avvisto l’insegna del ristorante. Da lì, in un attimo sono presso la ditta.
Alla domanda del capo officina se io avessi trovato difficoltà a trovarli, rispondo che l’unica perplessità mi era derivata dal fatto di non aver visto i due pini che avrebbero dovuto farmi da guida.
“Come è possibile? – replica l’uomo – non ha visto quei due grandi alberi all'ingresso?”
“Ma quelli son cipressi!” Ribatto
“Forse ha ragione – conclude lui – ma qui a Spoleto, pini e cipressi sono la stessa cosa!”



Valido Capodarca

Un mondo che ti piace: World You Like tre finalisti europei! (non ci sono italiani, naturalmente)


Tre i finalisti europei su 10, che hanno ricevuto il maggior numero di voti nella sfida World You Like,  sono stati scelti dopo una valutazione approfondita. Il vincitore assoluto europeo, selezionato dal Comitato Premio Sustainia, sarà annunciato al Sustainia cerimonia di premiazione a Copenaghen il 7 novembre.
I tre finalisti, che saranno invitati alla cerimonia di premiazione Sustainia, sono:

Airport Carbon Accreditation :

Questo progetto volontario fornisce un quadro per gli aeroporti aumentare la loro efficienza energetica e riduzione di CO2 le emissioni.
Lanciato dalla European airport trade body  Aci Europe nel 2009, è l'unico standard, istituzionalmente approvato, con lo scopo di certificare le emissioni. Gli aeroporti sono valutati in modo indipendente e le attività per gestire e / o ridurre le loro emissioni di anidride carbonica sono riconosciuti con quattro livelli di certificazione: 'mappatura', 'riduzione', 'ottimizzazione' & 'neutralità'. In questo modo si fornisce agli aeroporti un quadro comune per la gestione della CO2. Si sta permettendo all'industria aeroporto di beneficiare dello scambio di conoscenze, una maggiore efficienza, minori emissioni di CO2 e una migliore comunicazione dei risultati.

Case a basso consumo energetico per tutti :

Questo progetto edilizio polacco combina tecniche a basso costo per ridurre il consumo di energia con lo stile tradizionale dell'edificio polacca.
Due recenti insediamenti residenziali di Dworek Polski combinano le più recenti tendenze ecologiche con il concetto culturalmente radicata di una casa tradizionale e la città. Tutte queste case necessitano di poca energia, vale a dire 20-40 kWh/m2anno, che è probabilmente un record tra gli sviluppi commerciali. Questi parametri sono stati ottenuti utilizzando metodi convenzionali. Il metodo di Dworek Polski  si differenzia da quelli comunemente utilizzati nelle case passive puntando all'economicità. E' fedele alla vecchia architettura ed alla vecchia urbanistica. L'obiettivo della nostra ricerca è quello di abbassare il consumo di energia delle nostre case a "vicino allo zero" e, allo stesso tempo, mantenere i loro prezzi accessibili.

Seminato pascoli biodiversi :

Questo progetto, portoghese, non solo aumenta la produttività dell'allevamento, ma da la possibilità di ridurre le emissioni di CO2, controllare il rischio idrogeologico e quello incendi boschivi.
Pascoli biodiversi seminati sono promosse da Terraprima come un approccio di ingegneria della biodiversità ai cambiamenti climatici e la protezione del suolo. Più di un migliaio di agricoltori si sono impegnati a seminare e mantenere nuovi pascoli e sono pagato per il servizio ambientale risultante di suolo sequestro del carbonio equivalente a più di 1 milione di tonnellate di CO2. Allo stesso tempo, essi contribuiscono ad un aumento della materia organica del suolo (stimato, in media, un aumento di tre volte in 10 anni), rendendo terreni agricoli più fertili e resistenti all'erosione. Finora, 50 000 ettari sono stati seminati, principalmente nelle aree meridionali e centrali del Portogallo con elevato rischio di desertificazione. Il progetto è sostenuto dal Portuguese Carbon Fund.

Il vincitore sarà data la possibilità di produrre un video professionale per il loro progetto e riceverà supporto dei media per promuovere il progetto.
Il Comitato del Premio e partner Sustainia si compone di una commissione formata dall'esperto del clima Connie Hedegaard, dall'ex governatore della California Arnold Schwarzenegger, dall'ex primo ministro norvegese Gro Harlem Brundtland e dal responsabile dell'IPCC Dr. Rajendra Pachauri delle Nazioni Unite.
La sfida World You Like ha raccolto le menti più creative di tutta l'UE per poter mettere tali innovazioni a basso tenore di emissioni sotto test. Più di 236.000 voti da tutta Europa sono stati espressi. Per scoprire chi ha ottenuto più voti nel proprio paese, si prega di cliccare sui link qui sotto.

giovedì 31 ottobre 2013

IL CERRO DI SUTRI


Sutri, la bella cittadina del viterbese, è famosa nel mondo e nella storia per vari motivi. In campo archeologico, per le numerose vestigia della civiltà etrusca. In campo storico, per la famosa donazione del re longobardo Liutprando al papa Gregotrio II, del castello di Sutri, gesto che ha segnato l’inizio del potere temporale dei papi.
Anche nel mondo dei grandi alberi, Sutri pone la sua impronta. Sul suo territorio vegeta e prospera questo splendido cerro. È, forse, il più bell’albero di tutto il Parco Naturale Regionale dei laghi di Bracciano e Martignano. Le dimensioni dicono: m 4,45 la circonferenza del fusto, m. 22 l’altezza e 26 il diametro della chioma. L’età attribuitagli dal personale della competente stazione forestale, quella di Ronciglione, è di 300 anni. È radicato in una valletta che si adagia tra le cime delle alture che prendono il nome di Monte Calvi a nord e Rocca Romana a sud ed è raggiungibile attraverso una stradina bianca che si stacca dalla strada provinciale che da Sutri porta a Trevignano Romano. L’albero è un prodigio di armonia e di proporzioni. Il fusto è fortemente rastremato, tanto che alla base raggiunge una circonferenza di m 8,50. L’apparato radicale, parzialmente in superficie, ha inglobato un masso nel corso del suo sviluppo. La chioma spiove uniformemente da ogni lato, fino a meno di un metro da terra creando, nella stagione più calda, una cupola di freschezza e serenità. La sua ombra viene, infatti, sfruttata sovente dalle greggi che sotto di essa si riparano dalla canicola. Altre notizie biografiche non è stato possibile reperirle, per mancanza di interlocutori idonei sul posto. Unica nota stonata, a pochi metri dalla stupenda quercia, i tralicci dell’alta tensione.

Valido Capodarca

mercoledì 30 ottobre 2013

L’ACERO DELLA MOLA


Quando la guida naturalistica Carla Picciurro mi fece conoscere questo acero campestre, rimasi convinto che la sua circonferenza di m. 3,75 che rappresentava il primato italiano per la specie ben difficilmente avrebbe trovato eguali in Italia. Pochi mesi dopo, dal libro di Raimondi e Schicchi sugli alberi monumentali di Sicilia venni a sapere che là ce n’è uno di ben 4,80.
L’albero si trova nel territorio comunale di Oriolo Romano, in una località denominata Mola, raggiungibile per una strada di 4 km che conduce all’Isola Ecologica, area attrezzata adibita dal comune di Oriolo alla raccolta di rifiuti differenziati. Vicino, gorgoglia il torrente Viscione che, poche decine di metri più avanti, confluisce nel torrente Mignone. Lungo il breve tragitto che dalla piazzola di sosta per le auto conduce all’Acero, si incontra, sulla sinistra, una polla di acqua sulfurea, tiepida, che zampilla copiosa dal suolo, riposa qualche minuto in una vasca di una decina di metri di lunghezza, per poi riversarsi nel Viscione. A pochi passi, sulla destra, ci si fanno incontro i ruderi in tufo di un antico mulino ad acqua, oltre il quale appare un laghetto formato dalle acque del fiume Mignone che precipitano in cascata da uno squarcio di una poderosa diga anch’essa in tufo: era la diga dalla quale partiva il canale che azionava le mole del mulino (da qui il nome del posto). Un sentiero di un centinaio di metri consente di portarsi sulla parte superiore della diga oltre la quale, a circa trenta metri dalla stessa, sulla sponda del fiume, appare il nostro fenomeno. Il fusto quasi non esiste, in quanto già dalla base l’albero si frammenta in un fascio di rami che si sprigionano verso tutte le direzioni a formare una chioma di ben 20 m di diametro.
Il posto, in tutto il suo insieme, merita una sosta anche prolungata, con il limpido Mignone che si avvicina placido prima di precipitarsi dalla cascata, con la cascata stessa vista dall’alto, con la diga ormai senza più funzioni ma che suscita stupore per la sensazione di solidità che fornisce.

martedì 29 ottobre 2013

La quercia del re


Sotto la vecchia Quercia (m. 5,28 di circonferenza) di Giovanni Caporuscio, in località Tordoni di Pontecorvo (FR), è passata più volte la Storia. Sembra che il nome le derivi dal fatto che una volta (il territorio di Pontecorvo si trovava al limite settentrionale del Regno delle due Sicilie) sotto la sua ombra abbia sostato il grande re napoletano Ferdinando II di Borbone con tutto il suo seguito.
La Storia tornava a fare sosta sotto la grande Quercia. Con la vittoriosa impresa dei Mille Garibaldi strappava tutto il sud dell’Italia ai Borboni e lo consegnava ai Savoia. Non tutti accettarono l’evento, specialmente quei militari che avevano prestato giuramento di fedeltà al deposto re e che a tale giuramento intendevano restare fedeli, lo sentirono come una invasione e una sopraffazione. Da qui le rivolte e le lotte di ribellione A questi combattenti, che oggi per fortuna si tende a rivalutare, la storia avrebbe riservato il marchio di “briganti”. (Pensiamoci: lo stesso infamante epiteto sarebbe rimasto addosso ai nomi di Nazario Sauro, Cesare Battisti, Enrico Toti, se la Prima Guerra Mondiale l’avesse vinta l’Austria). Si racconta, dunque, che i briganti, in lotta contro i Carabinieri e contro l’Esercito del neo-costituito Regno d’Italia, nel corso delle loro scorribande si siano fermati spesso a riposare o a tenere le loro riunioni all’ombra della Quercia.
Passarono altre decine di anni e la Storia decise di rendere di nuovo visita alla “Quercia del Re”. Sulle truppe tedesche asserragliate dentro le mura dell’Abbazia di Montecassino piovevano le bombe degli aerei e dell’artiglieria degli Alleati. I tedeschi, tuttavia, non subivano passivamente ma i loro cannoni scagliavano proiettili a grande distanza. Almeno uno di essi centrò la chioma della Quercia e un moncone di ramo di belle dimensioni nella parte più interna della chioma rimase per 66 anni a ricordare il pauroso episodio.
Col passare degli anni, le membra del gigantesco corpo della Quercia cominciarono a indebolirsi e a costituire un pericolo per chi transitava sotto la sua ombra. Per queste ragioni, un giorno l’Amministrazione della Provincia di Frosinone impose a Giovanni Caporuscio di tagliare un grosso ramo che si spingeva sopra l’adiacente strada provinciale. Subito il peso della chioma si trovò squilibrato e sbilanciato nella direzione opposta a quella del ramo tagliato. Per evitare che la Quercia crollasse con le sue centinaia di quintali di peso sulla tettoia della sottostante officina, il signor Giovanni si vide costretto a tagliare un ramo ancora più grande che giungeva a fare ombra fin sul piazzale dell’officina stessa.
La Storia, dunque, è transitata più volte sotto la chioma della Quercia del Re ma, quando vi tornerà la prossima volta, non la troverà più. Poche settimane dopo lo scatto di questa foto, un articolo sul quotidiano «Ciociaria Oggi», del 30 giugno 2010, annunciava la caduta della Quercia del Re nel corso di un fortunale. Nelle foto che corredano l’articolo si vede solo un moncone di tronco rimasto in piedi.


Valido Capodarca

IMPIANTI EOLICI: STOP AD ATTACCHI INGIUSTIFICATI AL SETTORE DELLE FONTI RINNOVABILI

Alleanze Ecologica - Movimento Popolare è venuta a conoscenza di un deplorevole squilibrio tra chi produce energia a basso impatto ambientale e chi pretende di difendere il paesaggio con le parole. Tale atteggiamento porta solo verso il cambiamento climatico, oramai certificato dal mondo della scienza (nessuna prestigiosa università nega il cambiamento climatico), ed al conseguente rischio di estinzione di massa.
Solo il buon senso può far cessare tale lotta per la creazione di una convivenza tra lo sviluppo umano e la natura.
Di seguito riportiamo la dichiarazione a mezzo ufficio stampa.

ANEV, assoRinnovabili e il Coordinamento FREE manifestano tutto il loro sconcerto nei confronti del comunicato stampa dello scorso 25 ottobre dall'incredibile titolo “Basta Eolico” a firma di alcune associazioni “ambientaliste”.
Affermare che gli impianti eolici devastino il paesaggio per fini speculativi, creino nuovi oneri di dispacciamento e contribuiscano ad innalzare il costo dell’energia non solo è falso ma rappresenta l’ennesimo grave ed ingiustificato attacco ad un settore che si è dimostrato uno straordinario volano di crescita economica sostenibile.
Proprio l’incremento delle rinnovabili e dell’eolico in particolare ha permesso al nostro Paese di ridurre le
importazioni di materie prime fossili per il soddisfacimento della domanda di energia, con grandi benefici
sull'indipendenza energetica e sull'ambiente.
Il dibattito nazionale avrebbe bisogno di riflessioni ben più profonde sul modello di sviluppo da adottare in futuro e su quali politiche intraprendere per raggiungere gli sfidanti obiettivi che verranno indicati con la prossima adozione del Libro Verde 2030.

29 ottobre 2013 

Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa assoRinnovabili 
Andrea Zaghi 
a.zaghi@assorinnovabili.it 
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lunedì 28 ottobre 2013

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELLA MADRE TERRA

A  gennaio  2013  la  commissione  di  Un  Bosco  per  Kyoto,  assegnò  al  Presidente  della Repubblica della Bolivia il prestigioso premio internazionale "Un Bosco per Kyoto 2013". La motivazione era l'aver inserito nella costituzione del suo Paese un articolo che recitava: "il diritto  alla  natura  di  esistere".  Il  Presidente  Morale  accettò  il  premio  e  nella  prossima edizione, che si terrà sempre al Campidoglio di Roma il 13 gennaio prossimo, ha promesso che farà del tutto per essere presente alla cerimonia di apertura di Un Bosco per Kyoto 2014.
Quello che chiederà a tutte le genti europee e di aderire alla "Dichiarazione Universale della Diritti della Madre Terra".
Questo il documento:

Preambolo 

Noi, i popoli e le nazioni della Terra:
Tenendo presente che facciamo parte di Madre Terra, una comunità indivisibile, viva, di creature in relazione e interdipendenti tra loro, con un destino comune; nel riconoscere con  gratitudine che Madre Terra è la fonte della vita, del nutrimento e dell'apprendimento e che ci fornisce tutto l'occorrente per vivere bene; nel riconoscere che il sistema consumistico -capitalista e tutte le forme di saccheggio, sfruttamento, abuso e contaminazione hanno provocato grande distruzione, degrado e sconvolgimento della Madre Terra, mettendo a rischio la vita per come la conosciamo oggi attraverso fenomeni quali i cambiamenti climatici; convinti che non è possibile, in una comunità viva e interdipendente, riconoscere solo i diritti degli esseri umani senza provocare uno squilibrio con la Madre Terra; nell'affermare che per garantire i diritti umani è necessario riconoscere e difendere i diritti della Madre Terra e di tutte le sue creature e che esistono culture, pratiche e leggi che fanno questo; consapevoli dell'urgenza di intraprendere un'azione collettiva risolutiva per trasformare le strutture e i sistemi che provocano il cambiamento climatico e le altre minacce alla Madre Terra; proclamiamo questa Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra e ne chiediamo l'adozione all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite come modello di realizzazione per tutti i popoli e tutte le nazioni del mondo, al fine che ogni individuo e ogni istituzione si assuma la responsabilità di promuovere il rispetto dei diritti riconosciuti in questa Dichiarazione, attraverso l'insegnamento, l'educazione e la presa di coscienza, per affermare, con misure e meccanismi nazionali e risoluti e illuminati, il loro riconoscimento universale ed efficace e il loro rispetto tra tutti i popoli e gli Stati del mondo.

Articolo 1. Madre Terra 

1. Madre Terra è un essere vivente.
2. Madre Terra è una comunità irripetibile, indivisibile, autoregolamentata di creature correlate che sostiene, accoglie e riproduce tutte le creature.
3. Ogni creatura è definita dalle sue relazioni come parte integrale di Madre Terra.
4. I diritti innati di Madre Terra sono inalienabili poiché provengono dalla stessa fonte dell'esistenza.
5. Madre Terra e tutte le creature hanno titolo a tutti i diritti innati riconosciuti in questa Dichiarazione, senza distinzioni come quella tra esseri organici e inorganici, specie, origine, utilizzo a fini umani o di qualsiasi altro status.
6. Proprio come gli esseri umani hanno diritti umani, anche tutte le altre creature hanno diritti specifici alla propria specie o al proprio genere, appropriati al ruolo e alla funzione nell'ambito delle comunità nelle quali esse vivono.
7. I diritti di ogni creatura sono limitati dai diritti delle altre creature e ogni conflitto tra questi diritti deve essere risolto in un modo che mantiene l'integrità, l'equilibro e la salute di Madre Terra.

Articolo 2. Diritti Innati di Madre Terra 

1. Madre Terra e tutte le creature che la compongono hanno i seguenti diritti innati:
(a) il diritto alla vita e all'esistenza;
(b) il diritto di essere rispettate;
(c) il diritto di proseguire nei loro cicli e processi vitali, liberi da sconvolgimenti umani;
(d) il diritto di mantenere la propria identità e la propria integrità in quanto creatura distinta,  autoregolamentata e interrelata;
(e) il diritto all'acqua come fonte della vita;
(f) il diritto all'aria pulita;
(g) il diritto alla salute integrale;
(h) il diritto di libertà dalla contaminazione, dall'inquinamento e dai rifiuti tossici o radioattivi;
(i) il diritto di non modificare o sconvolgere la propria struttura genetica in un modo che minaccia la propria integrità o il proprio funzionamento sano e vitale;
(j) il diritto a un pieno e immediato ripristino della violazione dei diritti riconosciuti dalla Dichiarazione provocati da attività umane;
2. Ogni creatura ha il diritto di avere un luogo e di interpretare il proprio ruolo sulla Madre Terra per il suo funzionamento armonioso.
3. Ogni creatura ha il diritto al benessere e a vivere libera dalla tortura o dal trattamento crudele degli esseri umani.

Articolo 3. Obblighi degli esseri umani verso Madre Terra 

1. Ogni essere umano ha la responsabilità del rispetto e della vita in armonia con Madre Terra.
2. Gli esseri umani, tutti gli Stati e le istituzioni pubbliche e private devono:
(a) agire in accordo con i diritti e gli obblighi riconosciuti in questa Dichiarazione;
(b) riconoscere e promuovere la piena attuazione ed esecuzione dei diritti e degli obblighi riconosciuti in questa Dichiarazione;
(c) promuovere e partecipare all'apprendimento, all'analisi, all'interpretazione e alla comunicazione di come si  vive in armonia con Madre Terra in accordo con questa Dichiarazione;
(d) garantire che il perseguimento del benessere umano contribuisce al benessere della Madre Terra, ora e in futuro;
(e) stabilire e applicare norme e leggi efficaci per la difesa, la protezione e la conservazione dei Diritti della Madre Terra;
(f) rispettare, proteggere, conservare e dove necessario ristabilire l'integrità dei cicli ecologici, dei processi e degli equilibri vitali di Madre Terra;
(g) garantire che i danni ai diritti innati riconosciuti in questa Dichiarazione provocati da violazioni umane vengano corretti dai responsabili che dovranno anche assumersi la responsabilità di ripristinare l'integrità di Madre Terra;
(h) conferire l'autorità agli esseri umani e alle istituzioni di difendere i diritti della Madre Terra e di tutte le creature;
(i) affermare misure precauzionali restrittive per prevenire che le attività umane provochino l'estinzione di specie, la distruzione di ecosistemi o lo sconvolgimento di cicli ecologici;
(j) garantire la pace ed eliminare armi nucleari, chimiche e biologiche;
(k) promuovere e supportare pratiche rispettose per Madre Terra e tutte le creature in conformità alle loro culture, tradizioni e consuetudini;
(l) promuovere sistemi economici in armonia con Madre Terra e in conformità ai diritti riconosciuti da questa Dichiarazione.

Definizioni 

1. Il termine “creatura” include ecosistemi, comunità naturali, specie e tutte le altre entità naturali che esistono come parte di Madre Terra.
2. Niente di ciò che è contenuto in questa Dichiarazione limita il riconoscimento di altri diritti innati di tutte le creature o delle creature specificate.

domenica 27 ottobre 2013

IL LECCIO-SUGHERA DI MONTE SAN BIAGIO


Un monumento vegetale di sicuro e indubbio valore è il grande Leccio-sughera segnalato dalla Stazione Forestale di Fondi in occasione del censimento indetto dalla Regione Lazio. Molto interessante la sua carta di identità. Metri 5,23 di circonferenza di fusto (rilevati nel 2010), 25 metri di altezza, 28 metri il diametro della chioma, una data di nascita che può essere ricondotta al diciottesimo secolo.
Lo si raggiunge partendo dalla Strada Statale Appia e portandosi verso la frazione di San Vito. Da questa frazione la strada si biforca; occorre prendere il ramo di sinistra e, subito dopo, all’asfalto subentra un fondo brecciato. Ci si inoltra lungo la valle del torrente Dupante (le cartine IGM riportano il toponimo Topante). Dopo 5 chilometri esatti dalla strada statale si ferma l’auto. A piedi, ci si dirige nel prato,verso destra e si percorrono non più di duecento metri. Non sono facili, agli occhi, questi duecento metri. Ai resti interessanti di un’antica cisterna d’acqua e di una costruzione, fanno da contraltare un grosso serbatoio zincato abbandonato a ridosso di un albero e alcuni copertoni di camion o di trattore disseminati sul prato. L’albero si trova oltre un recinto di filo spinato facilmente superabile, al di là del quale i terreni, albero compreso, sono di proprietà del Comune di Monte San Biagio. Anche sull’albero si sente la fastidiosa presenza dell’uomo: colpi di accetta inferti senza ragione alcuna sul fusto, tracce di fuoco acceso alla base del tronco...
Il Leccio-sughera di San Vito è senza dubbio l’albero più rappresentativo del territorio comunale di Monte San Biagio: qualche misura di tutela, da parte delle autorità comunali, nei suoi confronti è necessaria.


sabato 26 ottobre 2013

IL QUERCIONE DI TOLLO - morto nell'immondizia


Una vecchia coppia – quasi 180 anni in due –sta spendendo le ultime gocce della lampada della vita, seduta, le spalle a ridosso del tronco rugoso di un’antica quercia pluricentenaria-
“Ti ricordo, Pietro – fa lei –che cosa si diceva quand’eravamo giovani? Da vecchi, quando non saremmo serviti più, ci avrebbero buttati fra le immondizie”. “Proprio vero, Menica - fa lui, con uno sguardo pieno di tenerezza sulle rughe della antica compagna – non abbiamo fatto certo una bella fine, noi due.!”
Una folata di vento si infrange sulla chioma martoriata della vecchia quercia, e l’attraversa, quasi un sospiro fra corde vocali lacerate. Balzando di ramo in ramo, il sibilo si articola in un’eco cupa e scricchiolante come una voce scaturita dagli abissi del tempo.”Cosa dovremmo mai dire noi alberi? A quei pochissimi ai quali il vostro genere consente di arrivare alla vecchiaia, a quelli, l ’immondizia viene gettata direttamente addosso”.
Due sguardi lenti si spandono attorno, quasi liberati a fatica dalle grinze delle palpebre, due mani ossute e crestate di vene posano una carezza tremante sull’enorme tronco cariato dell’albero; due voci sussurrano all’unisono: “Hai ragione,amico, perdonaci se ti abbiamo dimenticato. Intendevamo dire: noi tre!”
Da: “Abruzzo, sessanta alberi da salvare”, 1988.
Ecco come ha vissuto gli ultimi suoi anni il Quercione di Tollo (CH), m. 5,06 di circonferenza. Morto successivamente di stenti o di crepacuore, il suo cadavere venne eliminato.


Valido Capodarca

venerdì 25 ottobre 2013

IL PLATANO DI VIGORSO


Per le misure di questo albero, il Platano del Podere La Bolognina, in comune di Castenaso, dobbiamo accontentarci di quelle da me rilevate intorno al 1987. Era uscito da circa un anno il mio “Emilia Romagna, ottanta alberi da salvare” e (non ricordo chi me lo segnalò, probabilmente l’Ispettorato Forestale di Bologna), questo platano fu il mio primo dispiacere, cioè il primo grande albero conosciuto dopo la pubblicazione, e perciò assente nel mio libro. Ricordo che rilevai una misura di m. 5,70, sicuramente di grande rilievo. Ciò che tuttavia mi colpì fu l’enorme estensione della chioma, che raggiungeva ben 35 metri di diametro.
Passavano tre anni, e rivedevo lo stesso platano nel 2° volume di “Alberi Monumentali d’Italia”, selezionato dal curatore dr. Bortolotti e inserito, con merito, fra i 300 alberi più significativi del nostro Paese. La misura della circonferenza si identificava con la mia, segno che era stata rilevata più o meno nello stesso periodo. Lucio Bortolotti, in uno scarno testo, ci fa sapere che probabilmente il platano è un relitto del parco di una antica villa del XVII secolo della quale non restano tracce.
Il tentativo mio e di Diego de Simone di aggiornare le misure è andato a vuoto. Oggi il grandioso platano è al chiuso del recinto di una proprietà privata. Ci ha colpito, sul cancello, il cartello di "Attenti al cane” scritto in inglese. Comunque, il cane che da qualche parte della casa faceva sentire la sua voce più per adempiere a una clausola del contratto col padrone che per convinzione personale, abbaiava rigorosamente in italiano.
L’albero può essere agevolmente guardato, fotografato, ma non misurato. I nostri tentativi di accesso non hanno avuto buon esito. Una stima a occhio porterebbe ad attribuirgli 6 metri di circonferenza. La chioma, quella sì, continua ad essere la parte più spettacolare del Platano.


Valido Capodarca

giovedì 24 ottobre 2013

UN ALBERO CHE HA CAMBIATO REGIONE


Fino a pochi anni fa le Marche vantavano un solo Cerro con caratteristiche di monumentalità ma, da quando il suo comune ha votato la secessione, anche l’albero è transitato in provincia di Rimini.
“Quest’albero è la salvezza di casa mia!”, soleva dire la signora Zena, riferendosi al fatto che la pianta, data la sua collocazione a ridosso del muro della casa, la proteggeva in qualche misura dai venti provenienti dalla val Marecchia.
L’albero è il vecchio, famoso Cerro di Poggio Bianco, minuscola frazione di Pennabilli, neppure segnata sulle carte stradali. Esso è l’abitante più antico del paesino, ed è da tutti considerato quasi una persona di famiglia, il nonno comune di tutti gli abitanti. La sua circonferenza è di m. 4,40 mentre l’età viene valutata in 300 anni. Forse esso è addirittura più antico delle stesse case di Poggio Bianco. L’ipotesi è suggerita da alcune cicatrici visibili sul tronco dalla parte della casa, che sono il ricordo di rami amputati in epoca remota, forse proprio per costruire le mura di quella.
Fra i rami, è collocata una piccionaia. In passato ve ne erano di più, compresa una costituita da una vecchia cucina dotata di tanti sportellini, che vi era stata collocata da Eraglio Lazzari. Sembra, tuttavia, che i piccioni non la tenessero da gran conto, tanto da lasciarla sempre deserta.
Alla base del tronco, sul lato che dà verso la Val Marecchia, è visibile una cicatrice di una certa entità. Alcune decine di anni or sono, come spesso avviene per gli alberi plurisecolari, si era formata una caverna, con pareti di legno marcio. Il Cerro venne sottoposto ad efficace azione di risanamento, con asportazione del marciume e applicazione di catrame impermeabilizzante.
La chioma, per contro, ha subito un declino, con riduzione da 19 a 14 m di ampiezza in venti anni per la morte e caduta delle porzioni sommitali di molti rami.
E’ innegabile, tuttavia, che il vecchio Cerro abbia nuovamente bisogno di aiuto e di cure. Proprio a questo scopo si stavano prodigando il signor Eraglio e la signora Zena, quando entrambi sono deceduti. L’iniziativa da essi intrapresa è, di conseguenza, entrata in una sorta di letargo, ma sembra che vi sia già, nel paesino, chi comincia ad attivarsi perché gli stessi buoni propositi abbiano a divenire realtà.

Valido Capodarca

mercoledì 23 ottobre 2013

LA QUERCIA DI ACQUALAGNA


Il cercatore di alberi che percorre la Flaminia da Roma in direzione di Fano, appena oltrepassato lo svincolo di Acqualagna e prima di entrare nella galleria che bypassa la gola del Furlo, è facile che veda catturata la sua attenzione da una quercia che spicca sulla piana, sulla sinistra dell’arteria stradale. Se esce allo svincolo del Passo del Furlo, la perderà di vista ma, con un pizzico di pazienza, la ritroverà non lontana dal Santuario di Santa Maria del Pelingo. La pianta è più imponente ed esteticamente apprezzabile di quanto i suoi m. 4,18 di circonferenza possano suggerire. Se non bastassero le dimensioni e l’aspetto più che gradevole a renderla interessante, provvedono alcune storie che un suo vicino ci racconta. Sotto di essa solevano effettuare l’ultima sosta quanti si recavano in processione a piedi presso il vicino Santuario della Madonna del Pelingo. Chi andava, invece, in carrozza, vi parcheggiava il suo veicolo ed il cavallo.
Durante la guerra, la sua chioma ospitale era stata adocchiata da un reparto tedesco, che lì sotto aveva stabilito il suo Comando. Poco mancò che anche qui, come in molte parti d’Italia, si consumasse l’ennesimo eccidio. Un giovane del luogo, animato da odio verso l’invasore, si era messo in testa di appostarsi dietro le finestre della vicina abitazione e sparare loro col suo fucile. Ce ne volle di opera di persuasione, da parte degli abitanti della casa, per convincerlo a desistere dal suo proposito. Era ovvio che i Tedeschi, dopo i primi colpi di fucile, avrebbero rivolto le loro armi contro la casa stessa, e nessuno dei suoi occupanti sarebbe stato risparmiato. Non solo, ma se qualche soldato fosse rimasto ucciso, sarebbe scattata l’immancabile e crudele rappresaglia, come ordinato da Hitler: 10 italiani fucilati per ogni tedesco ucciso.

Valido Capodarca

martedì 22 ottobre 2013

LA “QUERCIA GROSSA” DI CA’BARGELLO


Questa è veramente enorme: in termini di volume, potrebbe essere la seconda quercia delle Marche, dietro l’indiscussa primatista, la roverella di Passo di Treia. La sua carta d’identità dice: 6 metri circa la circonferenza del tronco, 20 l’altezza, 30 il diametro di chioma, 350 anni l’età.
Benché la pianta sia radicata nel territorio comunale di Cagli, per raggiungerla occorre partire da Acqualagna. Da qui, ci si immette su una stradina asfaltata di modesta ampiezza che reca l’indicazione di Tarugo. Percorsi cinque chilometri esatti, ecco il minuscolo agglomerato di case di Ca’Bargello. All’inizio del paesino, parte sulla sinistra una stradina dal fondo in macadam, che va imboccata. Dopo un altro chilometro esatto, la meta del viaggio si para davanti agli occhi del visitatore, inconfondibile per la sua mole.
Quello che colpisce, della pianta, oltre alle innaturali dimensioni, è la sua posizione. La gigantesca Quercia scaturisce, infatti, da una parete quasi verticale che si stende fra la stradina, al di sopra, e un ripiano di modesta ampiezza al di sotto. Il fusto, uscito quasi in orizzontale, flette subito verso l’alto e mantiene una posizione verticale fino all’aprirsi di una chioma di non comune estensione.
Viene quasi istintivo pensare che, se la Quercia dovesse franare a valle per il suo peso, trascinerebbe con se la stradina isolando tutti gli abitanti posti al di là di essa.
Anche i più anziani abitanti della borgata affermano di averla conosciuta sempre dell’odierno aspetto e delle stesse dimensioni. Posta a non grande distanza dal paesino, essa era meta abituale dei residenti che amavano recarsi a godere della frescura offerta dalla grande Quercia. Racconta una signora sessantenne che, all’epoca della sua infanzia, uno dei divertimenti abituali dei bambini di Ca’ Bargello, era quello di effettuare una sorta di scommessa: riuscire ad attraversare tutta l’ombra della pianta a occhi chiusi. Si sa che, senza l’ausilio della vista, il nostro cervello smarrisce il senso della direzione e, un giorno, per poco non accadde l’irreparabile: un bambino andò nella direzione sbagliata e precipitò lungo la ripida scarpata fino al ripiano sottostante.
La Quercia Grossa gode di notevole celebrità, e non sono rari i turisti che chiedono informazioni per raggiungerla. Per essa si è incomodata perfino la TV nazionale, dedicandole, alcuni anni or sono, un apposito servizio sul TG2.

Valido Capodarca

domenica 20 ottobre 2013

L'alimentazione del nostro cane non deve essere a discapito di altri!


Di seguito troverete un elenco di aziende “cattive” e aziende “buone”, elaborato unendo le liste Oipa  e Vivo. L’invito, ovviamente, è quello di acquistare pet food non testato sugli animali. Anche perché, come spiega l'Oipa, “i test su animali (inutili e crudeli) potrebbero essere facilmente aboliti mettendo in commercio prodotti sicuri, la cui appetibilità e digeribilità siano garantite dalla buona qualità degli ingredienti e grazie ad indagini di mercato presso campioni di clienti e rifugi per animali randagi”.
1) Aziende che eseguono test su animali

  • GRUPPO MARS:

Cani: Chappi, Pedigree, Cesar, Royal Canin (tutta la linea).

Gatti: Frolic, Whiskas, Sheba, Kitekat, Catsan (sabbia), Royal Canin (tutta la linea)

    • GRUPPO COLGATE PALMOLIVE:

    Hill's Science Diet, Hill's Prescription Diet.


    • GRUPPO PROCTER & GAMBLE:

    Iams, Eukanuba.

      • GRUPPO NESTLÈ:

      Cani: Bull (bocconi), Fido, Friskies, Pro Plan, Purina ONE, Purina veterinary diets. Gatti: Felix, Friskies (Gourmet), Fufi (bocconi), Purina ONE, Pro Plan.

      Note: Nestlè è boicottata da 20 Paesi del Mondo già per motivi umanitari (scorretta commercializzazione del latte in polvere nei Paesi del Terzo Mondo e conseguente morte di centinaia di migliaia di bambini).


      • BAYER:

      Cani: PRO GRES. Gatti: PRO GRES.

      Note: Non sappiamo se tale alimento sia stato testato su animali. Certo è che Bayer è una azienda farmaceutica/chimica/agrochimica (pesticidi e OGM) tra le più grosse del mondo e tra le più attive nel campo della vivisezione. È pertanto consigliabile NON scegliere i prodotti Bayer per i propri acquisti.


      • HEINZ


      • NUTRO

      2) Aziende che NON eseguono test su animali:

      La stragrande maggioranza delle piccole aziende private e non di proprietà delle multinazionali della lista 01, non hanno interesse a sovvenzionare costose sperimentazioni su animali. Pur utilizzando di norma ingredienti testati su animali da terzi, o vendendo prodotti realizzati dalle aziende di cui al punto precedente, non incentivano questi testcommissionandoli espressamente o eseguendoli in laboratori di proprietà. "Considerata l'attuale situazione generale, possono essere pertanto giudicati "meno peggio"", dice il Comitato.

      • Adragna Alimenti Zootecnici srl

      • Affinity Petcare (Cani: Advance, Advance Veterinary Diets, Ultima, Puppy Chow, Dog Chow. Gatti: Advance, Advance Veterinary Diets, Ultima, Cat Chow, Brekkies Excel Cat, Special Care. Note: la linea Chow è stata di recente acquistata da Purina per cui sono ancora in circolazione vecchie confezioni prodotte da Purina)

      • Agras Delic (Schesir, Adoc, Dreesy, Stuzzy)

      • Almo Nature

      • Aniwell

      • Arovit: (Ronnie per cani, in vendita presso Coop, Bossie per gatti, in vendita presso Coop, Miao per gatti, in vendita da Esselunga, Bau per cani, in vendita da Esselunga, Winner Cat, solo cibo umido per gatti, in vendita da Ld Market, Winner Dog, solo cibo umido per cani, in vendita da Ld Market

      • Befood

      • BIOMill

      • COOP solo cibo umido (il mangime secco COOP è prodotto da un'azienda italiana la cui politica aziendale al riguardo non è nota. La COOP ha tuttavia dichiarato "Gli attuali fornitori di alimenti per cani e gatti, non effettuano test "nutrizionali". Le formulazioni dei prodotti sono ricavate da linee guida ( FEDIAF / AFNOR) e quindi non si rende necessario verificare in vivo le ricette)

      • Csj

      • Dorado S.R.L. ( Exclusion Baubon Gloden Food Primacy

      • Eagle Italia

      • Effeffe Petfood (Società controllata di Arovit).

      • Giuntini – Conagit (Crancy Italian Way Crancy Byrba cani, Keké gatti, Pro34 Sandy Light KeKè Pro 26D cane, Pro 34 gatto, Winner Dog Winner Cat )

      • Monge (Le chat, Le chat patè, Gemon, Gran Bontà, Gran Bontà, le delizie dello chef, Simba, Artù, Moustache, Rudy)

      • Natural life pet food

      • Nature Italia Srl

      • Naturina Natural petfood

      • Nova Food

      • Number One Biological

      • Pascoe's

      • Pet Life srl

      • Petfood Italia

      • Saluspet

      • SANYpet

      • Spagnol Group

      • Valpet

      • Vet Line

      • Zoodiaco

      03. Aziende da preferire: totalmente cruelty-free

      Nessuna delle marche comprese nelle liste 01 e 02 cerca di risolvere il problema di fondo dell'uccisione di animali di altre specie (mucche, maiali, vitelli, conigli, polli, ecc.) per nutrire cani e gatti o altri "animali d'affezione" carnivori. Sulla scelta di nutrire i pet con un cibo sano e contemporaneamente "senza crudeltà" verso altri animali ci riserviamo di scrivere a breve un post. Intanto, ecco le aziende che producono anche linee di cibo vegetariano per animali:

      • AMÌ:

      Crocchette vegetariane per cani e gatti


      • BENEVO:

      Umido e crocchette vegan per cani e gatti. Si trova nei negozi on-line.


      • BIOPUR:

      Ha alcuni tipi di umido per cani vegetale. Si trova nei negozi on-line.


      • BURNS:

      garantita da Uncaged riguardo ai test su animali, produce anche una linea di umido per cani vegetale. Si trova nei negozi on-line.


      • DENKADOG:

      tutti senza additivi e conservanti, i prodotti si ordinano per telefono, fax o posta elettronica, oppure direttamente presso l'azienda EuroService. È offerto un tipo di crocchette vegetali per cani: "Denkadog superior hypo sensitive".


      • ROCKY:

      Produce vari tipi di biscotti e snack vegetali per cani. Si trova nei negozi on-line.


      • SANI&SALVI:

      Linea di crocchette vegetariane per cani e gatti. Si trova nei negozi on-line.


      • TERRA-PURA:

      Ha un tipo di umido per cani vegetale (non per gatti). Si trova nei negozi on-line.


      • VECAN:

      Crocchette per cani prive di carne e derivati animali, 100% vegetali, a marchio Vitadacani.


      • YARRAH:

      Produce sia cibi carnivori che vegetariani (vegetariani solo per cani), crocchette e umido, e si trova nei negozi di alimentazione naturale.

      Fonti: