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lunedì 14 ottobre 2013

IL CASTAGNO DI FREDI

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Qualcuno ricorderà forse l’albero protagonista di un mio post, il Castagno di 10 metri di circonferenza che da secoli (qualcuno dice due millenni) conduce la sua tranquilla esistenza nei boschi sopra Roccatederighi (GR). Sotto di esso Fredi, rampollo di una nobile casata della Maremma, si incontrava con la figlia di un signore rivale, finché una sera il giovane trovò gli sgherri del padre di lei che lo uccisero. La fanciulla, per il dolore, si suicidò.
Rimandando, per i particolari, al vecchio post, ripropongo quest’albero per aggiungere ulteriori notizie. Il Castagno non sembra essere stato molto apprezzato dal suo proprietario, che lo avrebbe definito “un cioccaccio”, ma dal suo scopritore, Mario Abretti, di Roccatederighi.
Il massiccio fusto del castagno ha una caratteristica: esso è costituito da alcune porzioni vive e altre morte; esso è praticamente diviso in strisce verticali, di varia ampiezza, che si alternano, una parte viva e una morta, riconoscibili in quanto le prime sono ricoperte di corteccia, mentre le seconde sono glabre. Il signor Mario, affezionato alla sua creatura, volle interpellare un esperto, un medico delle piante, domandandogli se fosse il caso di praticare qualche intervento. Al sentire il responso, il signor Mario mandò senza tanti complimenti a quel paese l’esperto, e poco mancò che non lo prendesse a calci nel didietro. Questi, infatti, aveva suggerito di eliminare tutte le porzioni morte, lasciando in piedi solo quelle vive, come si farebbe con qualsiasi albero da frutto di cui ci interessa che continui a produrre. “Quell’idiota non ha capito – si sfogava con me il signor Mario – che davanti a un albero come questo, non è l’albero da frutto che si deve salvare e curare, ma l’albero monumentale. Con gli interventi che avrebbe fatto, il proprietario avrebbe raccolto qualche chilo di castagne in più, ma tutti noi avremmo perso un monumento”.

Valido Capodarca

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