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sabato 5 ottobre 2013

IL PIOPPO RESUSCITATO

Prima

Dopo
Considerando che il lavoro lo hanno fatto due vecchietti (Giovanni Vagnarelli ed io), possiamo dirci moderatamente soddisfatti. Ci troviamo sempre lungo il fiume Aso, circa al ventesimo chilometro dalla foce, sulla sponda destra, nel territorio comunale di Carassai. Qui la macchia ripariale è costituita quasi ovunque da piante relativamente giovani che stanno ricostituendo il bosco di una volta. In mezzo ad esse sopravvivono alcune piante secolari, ultimi relitti del bosco di un tempo, ormai sommerse da rovi ed edera.
Il pioppo delle foto faceva parte dei miei vaghi ricordi d’infanzia (60 anni or sono). Nei miei giochi lungo il fiume, nelle avventure di pesca con le mani per portare a casa qualcosa da mettere in padella per la cena della famiglia, passavo spesso vicino a questo pioppo che mi aveva colpito per essere “doppio”, cioè formato da due fusti saldati alla base. Non aveva dimensioni particolarmente imponenti. Questi giorni, rivedendolo, mi sono affiorati questi ricordi d’infanzia. Oramai tutta la base dell’albero era occultata dalla vegetazione del sottobosco. Mi è venuta la curiosità di vedere come fosse diventato il mio amico: un pioppo, in 60 anni, può crescere molto, specie se favorito dalla vicinanza al fiume.
In circa un’ora e mezza, in due, abbiamo liberato la sua base, recidendo anche tutti i fusti di edera che era possibile troncare con il tagliarami e l’abbiamo finalmente misurato. Il responso è stato: m. 5,30. E’ ovvio che la misura ha un valore relativo, trattandosi di due fusti saldati; è, tuttavia, la misura minima rilevabile, in quanto abbiamo fatto passare il nastro sotto il fusto dell’edera che non siamo riusciti a tagliare. Da notare che la massa che si vede sporgere alla sinistra della base non è terra, ma legno e fa parte del fusto, appena mascherato da residui di humus. La misura rappresenta anche il nuovo record regionale per un pioppo. Nelle due foto,il pioppo prima e dopo l’operazione
Questo è quanto hanno potuto fare due vecchietti. Ora sarebbe bello vedere qualche giovane di Carassai o di Ortezzano recarsi lì con forze fresche a completare l’opera, liberando tutto l’albero.


Valido Capodarca

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